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Arresto cardiaco improvviso

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Ogni secondo conta.

L’arresto cardiaco improvviso, o morte cardiaca improvvisa, è responsabile di ca. 60.000 decessi ogni anno in Italia.
La morte cardiaca improvvisa è la comparsa improvvisa e inaspettata di un arresto cardiaco in una persona apparentemente sana e in buone condizioni generali.
La vittima della morte cardiaca improvvisa perde prima il polso e in pochi secondi la coscienza e la capacità di respirare.
La prognosi della morte cardiaca improvvisa se si non riceve attenzione immediata è la morte irreversibile, entro pochi minuti. La probabilità che un arresto cardiaco porti alla morte dipende infatti dalla causa e dal tempo di intervento.
L’unico trattamento efficace consiste nell’immediata attivazione della catena della sopravvivenza e nell’utilizzo precoce del defibrillatore. Attraverso la rianimazione cardiopolmonare, il sangue viene pompato manualmente nel corpo in modo che gli organi vitali siano ossigenati.
La fibrillazione ventricolare è la causa più comune di queste morti cardiache improvvise. Quando il cuore va in fibrillazione, è possibile “stordirlo” erogando rapidamente uno shock elettrico che cercherà di fare un reset delle cellule del cuore, di risincronizzarle e di ripristinare correttamente i segnali elettrici, per riprendere un ritmo normale. Lo shock ovviamente viene erogato da un defibrillatore auto/semiautomatico esterno (DAE) tramite due elettrodi posizionati sul torace della vittima che fanno passare l’energia lungo un percorso che attraversa il cuore.
Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’utilizzo di un defibrillatore esterno semiautomatico (DAE) migliora sensibilmente le probabilità di sopravvivenza nei pazienti colpiti da arresto cardiaco improvviso. Utilizzando un defibrillatore entro i primi 5 minuti si stima che in Italia si potrebbero salvare oltre 20.000 persone l’anno.

Come funziona il cuore?

Il cuore è un muscolo che si contrae a un ritmo regolare, per generare da 60 a 100 battiti al minuto ca.
Ogni battito è innescato da un segnale elettrico, che viaggia attraverso il cuore lungo un percorso ben definito, dagli atri ai ventricoli. Un cuore normale svolge il suo ruolo di “pompa sanguigna”, riempiendo alternativamente di sangue e poi contraendo (per espellere) gli atri e poi i ventricoli, per inviare infine sangue ai polmoni e al corpo, al fine di rifornire le cellule del corpo dell’ossigeno necessario per il loro corretto funzionamento.
In alcuni casi/eventi (aritmie maligne, sforzi, incidenti, ecc.), i segnali elettrici che innescano le contrazioni del cuore possono fallire, facendo battere il cuore in modo disorganizzato e molto veloce, generando più di 500 tremori al minuto. Il cuore “va in tilt”, perché è entrato in fibrillazione. Invece di contrarsi, i ventricoli tremano in modo disordinato, rendendo il cuore incapace di pompare correttamente il sangue e quindi di rifornire il corpo e il cervello di ossigeno, questo può portare danni cerebrali irreversibili o addirittura causare la morte improvvisa per arresto cardiopolmonare se il sangue smette del tutto di circolare.

L’arresto cardiaco improvviso, una tragedia ignorata

Gli Arresti cardiaci improvvisi extraospedalieri sono responsabili di circa 60.000 morti improvvise all’anno. In Italia, il tasso di sopravvivenza osservato è inferiore al 3%. Il tempo medio di chiamata al 112 sommato al tempo medio necessario per l’arrivo dei soccorsi è di ca. 10-20 minuti).

La catena della sopravvivenza

Chiamare tempestivamente l’112, praticare rapidamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare, utilizzare prima possibile un DAE, possono essere in grado di aumentare il tasso di sopravvivenza del paziente fino a oltre il 60%. Dato che il 77% degli arresti cardiaci improvvisi si verifica in presenza di almeno una persona, chiunque potrebbe attuare questo protocollo di intervento salvavita nell’attesa dell’arrivo dei soccorritori esperti. Oggi soltanto ca. il 20% dei testimoni effettua manovre di rianimazione.

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