Legge sul defibrillatore da cambiare: l’appello dei cardiologi italiani

Legge sul defibrillatore da cambiare: l’appello dei cardiologi italiani

Dal congresso dell’European Society of Cardiology arriva un appello: cambiare la legge che richiede un certificato specifico per utilizzare il defibrillatore semiautomatico esterno (Dae). Si tratterebbe, infatti, di un requisito controproducente che limita la quantità di pazienti che potrebbero essere salvati.

Il defibrillatore è l’unico strumento in grado di salvare la vita dei sessantamila italiani che ogni anno vengono colpiti da un arresto cardiaco . C’è però un ostacolo che limita non poco il successo di questi interventi salvavita: la legge nazionale che consente l’uso del defibrillatore anche al personale sanitario non medico, ma soltanto a fronte di un’adeguata formazione specifica nelle attività di rianimazione cardiopolmonare. Questo paletto «riduce i tassi di sopravvivenza a seguito di un arresto cardiaco», è il messSAM_350P_Front1aggio lanciato da Enrico Baldi, specializzando in cardiologia all’Università di Pavia, nel corso del congresso sulle terapie acute cardiovascolari, organizzato dalla Società Europea di Cardiologia a Milano. «Indipendentemente da chi lo usi, l’impiego del defibrillatore prima dell’arrivo dei soccorsi svolge un ruolo chiave nel migliorare la sopravvivenza delle persone colpite da un arresto cardiaco al di fuori di un ospedale».

L’indagine nella provincia di Pavia

Lo studio di Baldi ha esaminato tutti gli arresti cardiaci della provincia avvenuti tra l’ottobre 2014 e marzo 2017, utilizzando i dati provenienti dal Registro degli Arresti Cardiaci della Provincia di Pavia (Pavia CARe). Confrontando la situazione italiana con quella statunitense, dove i cittadini possono utilizzare il defibrillatore, emerge che nel nostro Paese soltanto nel 6,4% dei casi i presenti ad un arresto in corso hanno usato il Dae, mentre negli Usa è stato il 15-20%. A questo dato va aggiunto che il tasso di sopravvivenza dei pazienti assistiti con il Dae prima dell’arrivo di un’ambulanza è vertiginosamente più alto (60%) rispetto a quello dei malati soccorsi unicamente all’arrivo del personale sanitario (24%). A fronte di ciò il medico lancia un appello: la legge italiana andrebbe modificata legittimando tutti i cittadini ad utilizzare il Dae a prescindere dal fatto che siano o meno “preparati”.

La legge non è chiara

Secondo Baldi «questi risultati confermano l’impatto positivo sulla sopravvivenza legato all’uso del defibrillatore automatico esterno prima dell’arrivo dei medici: i passanti possono essere decisivi nel determinare se un paziente supererà o meno un arresto cardiaco, tre o quattro minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte».

Il primo autore della ricerca, di fronte alla platea di colleghi, ha ribadito anche che «la legge italiana, per quanto sia stata la prima in Europa a consentire l’intervento anche al personale non medico, oggi rappresenti il limite principale alle cure, dal momento che nella provincia di Pavia non c’è una carenza di defibrillatori: nei luoghi pubblici se ne contano 503, pari a uno per 1093 residenti». Stando alla legge 120 del 2001, per poter utilizzare un defibrillatore se non si è medici, occorre l’autorizzazione rilasciata dal 118, previo un corso di formazione in rianimazione cardiopolmonare effettuato da un’agenzia accreditata in Regione.

Come comportarsi allora in caso di mancata autorizzazione? Secondo quanto riportato sul sito dell’Accademia Internazionale di Salvataggio e Rianimazione, «le caratteristiche tecniche del defibrillatore esterno, che fornisce automaticamente la diagnosi e la terapia più indicata, non lasciano alcun margine di discrezionalità all’operatore».

In altri termini, «l’atto medico non scaturisce dall’operatore, ma dalla macchina». Non dovrebbe dunque sussistere il rischio di compiere un atto medico abusivo, sanzionabile dall’articolo 348 del codice penale. Di conseguenza «la defibrillazione praticata in situazioni di obiettiva urgenza o di urgenza, con l’impiego di un defibrillatore esterno automatico da parte di persona estranea al settore sanitario, non costituisce reato e rappresenta attività lecita».

Linee guida sulla Rianimazione dell’European Resuscitation Council

A conferma del quadro dipinto da Baldi ci sono le linee guida europee sulla Rianimazione Cardio-Polmonare, promulgate dall’European Resuscitation Council nel 2015 in cui si dice che l’utilizzo dei Dae da parte di persone non formate è sicuro ed efficace e deve essere incoraggiato. Insomma se in Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, la legge prevede che chiunque possa utilizzare un Dae forse è tempo di farsi un paio di domande.



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